Nonostante che qualcosa sia realmente e fortunatamente cambiata in Italia, non posso fare a meno di constatare che "l'effetto Porta a Porta" (PaP) persiste in tutto il panorama politico. Definirei il suddetto effetto, ricorrente in una nota trasmissione, come
"il susseguirsi di infinite puntate monotematiche corredate da vari modellini in scala della villa di Cogne. Mentre si continua a rinviare sia la puntata sia la costruzione del (almeno uno!) modellino della casa di campagna in cui il "prescritto a vita" Giulio Andreotti incontrava Stefano Bontade."
Io ritengo di avere ancora un po' di pudore, dunque penso che sia estremamente inopportuno eleggere a Presidente del Senato uno per cui la Corte ha ritenuto certo "di amichevoli e anche dirette relazioni del sen. Andreotti con gli esponenti di spicco della cosiddetta ala moderata di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, propiziate dal legame del predetto con l'on. Salvo Lima, ma anche con i cugini Salvo, essi pure organicamente inseriti in Cosa Nostra".
Ci hanno mai fatto conoscere la sentenza? bè, sappiate che ogni volta che aprì bocca al processo mentiva così vergognosamente da far indignare anche i giudici...
E' impressionante che nessuno tra i vari politici, tranne il solito predicatore nel deserto Di Pietro, si indigni per una candidatura del genere e non ne approfitti per far conoscere agli italiani la verità, finalmente.
Lasciando perdere il centro destra, che Andreotti lo ha addirittura proposto, riporto un esempio di come l'effetto PaP si menifesti nel centro-sinistra, ben descritto da Travaglio:
''Secondo ANNA FINOCCHIARO, senatrice Ds, è "sbagliato politicamente e anche strategicamente ricordare le vicissitudini processuali" di Andreotti "come invece fa Marco Travaglio sull'Unità". Ci sono infatti "ben altri argomenti a suo sfavore: per esempio l'età". Dunque non è il caso di "perdere tempo a discutere delle sue vicissitudini giudiziarie". La nota stratega dev'essere molto distratta, dunque mi permetto di ricordarle che quelle di Andreotti non sono "vicissitudini processuali" o "giudiziarie": c'è una sentenza definitiva della Cassazione che lo dichiara mafioso fino al 1980 (prescrizione del reato "commesso"). Ora, visto che l'ex mafioso, peraltro non pentito, rischia di diventare presidente del Senato, non mi pare che ricordare quella sentenza sia una "perdita di tempo". Liberissima la Finocchiaro di pensare il contrario. E di ritenere Andreotti inidoneo a Palazzo Madama non perchè era mafioso, ma perchè è anziano. La regola di una certa Dc era "meglio mafiosi che rossi". La regola della Finocchiaro è "meglio mafiosi che vecchi". Spiace per Bernardo Provenzano, fuori concorso per raggiunti limiti di età. Ma c'è speranza per il più giovane Matteo Messina Denaro: inutile perder tempo a ricordare le sue vicissitudini giudiziarie, quel che conta è l'età. Ecco: se qualche inguaribile giustizialista s'indigna per la candidatura di Andreotti a Palazzo Madama, conservi un po' di sdegno per la candidatura della Finocchiaro a ministro della Giustizia.''
"il susseguirsi di infinite puntate monotematiche corredate da vari modellini in scala della villa di Cogne. Mentre si continua a rinviare sia la puntata sia la costruzione del (almeno uno!) modellino della casa di campagna in cui il "prescritto a vita" Giulio Andreotti incontrava Stefano Bontade."
Io ritengo di avere ancora un po' di pudore, dunque penso che sia estremamente inopportuno eleggere a Presidente del Senato uno per cui la Corte ha ritenuto certo "di amichevoli e anche dirette relazioni del sen. Andreotti con gli esponenti di spicco della cosiddetta ala moderata di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, propiziate dal legame del predetto con l'on. Salvo Lima, ma anche con i cugini Salvo, essi pure organicamente inseriti in Cosa Nostra".
Ci hanno mai fatto conoscere la sentenza? bè, sappiate che ogni volta che aprì bocca al processo mentiva così vergognosamente da far indignare anche i giudici...
E' impressionante che nessuno tra i vari politici, tranne il solito predicatore nel deserto Di Pietro, si indigni per una candidatura del genere e non ne approfitti per far conoscere agli italiani la verità, finalmente.
Lasciando perdere il centro destra, che Andreotti lo ha addirittura proposto, riporto un esempio di come l'effetto PaP si menifesti nel centro-sinistra, ben descritto da Travaglio:
''Secondo ANNA FINOCCHIARO, senatrice Ds, è "sbagliato politicamente e anche strategicamente ricordare le vicissitudini processuali" di Andreotti "come invece fa Marco Travaglio sull'Unità". Ci sono infatti "ben altri argomenti a suo sfavore: per esempio l'età". Dunque non è il caso di "perdere tempo a discutere delle sue vicissitudini giudiziarie". La nota stratega dev'essere molto distratta, dunque mi permetto di ricordarle che quelle di Andreotti non sono "vicissitudini processuali" o "giudiziarie": c'è una sentenza definitiva della Cassazione che lo dichiara mafioso fino al 1980 (prescrizione del reato "commesso"). Ora, visto che l'ex mafioso, peraltro non pentito, rischia di diventare presidente del Senato, non mi pare che ricordare quella sentenza sia una "perdita di tempo". Liberissima la Finocchiaro di pensare il contrario. E di ritenere Andreotti inidoneo a Palazzo Madama non perchè era mafioso, ma perchè è anziano. La regola di una certa Dc era "meglio mafiosi che rossi". La regola della Finocchiaro è "meglio mafiosi che vecchi". Spiace per Bernardo Provenzano, fuori concorso per raggiunti limiti di età. Ma c'è speranza per il più giovane Matteo Messina Denaro: inutile perder tempo a ricordare le sue vicissitudini giudiziarie, quel che conta è l'età. Ecco: se qualche inguaribile giustizialista s'indigna per la candidatura di Andreotti a Palazzo Madama, conservi un po' di sdegno per la candidatura della Finocchiaro a ministro della Giustizia.''







